Il podere

Il podere era l’insieme di fabbricati, talvolta anche padronali, di pertinenze stabili, di campi, di carraie, di fossi che costituivano una unità produttiva agricola. Pur continuando a perseguire la propria vocazione agricola, oggi il podere non presuppone più la stabile residenza di una famiglia contadina. Centro pulsante del podere era l’aia dove tutto confluiva. Un luogo che oggi chiameremmo “polifunzionale”.

“L 'aia era la piazza della casa colonica, dove si svolgeva gran parte della vita contadina. Non c'era "stagione morta" per l'aia, nemmeno d'inverno, perché ci pensavano i ragazzi a vivacizzarla con i loro giochi sulla neve: scivoli, pupazzi, pallate.
La vita dell'aia cominciava al mattino presto con l'arrivo del cascinaio che raccoglieva il latte e finiva con la sua seconda visita al tramonto del sole. Ma d'estate andava anche oltre, quando la famiglia, dopo cena, si ritirava al fresco della sera. Questo era un momento magico anche per i ragazzi, i quali provavano piacere ad esibirsi nei loro giochi alla presenza degli adulti.”

Maestro Adriano Gainotti

La casa, le pertinenze

Caržäda

Carreggiata o strada carraia, cioè strada battuta dai carri.

Luv

Rampicone, utensile di ferro composto da un cerchio munito di vari uncini, per recuperare oggetti caduti nel pozzo, in particolare il secchio.

Pussión

Grosso podere. La voce risente fortemente del lat. di Fra Salimbene da Parma XIII sec. “Chronica”, che usa “possessio” = podere, di cui la nostra è una contraz. pu(sse)ssión.

Biulca

Misura di superficie usata tuttora in Emilia = quanto un bi(f)olco (biuls) può arare in un giorno con un paio di buoi.

Barcössa

Tetto; edificio rustico annesso alla casa colonica o costruito in luogo aperto, per il ricovero di attrezzi e fieno.

Ära

Aia, terreno rassodato e spianato davanti le case di campagna, per battervi il grano e sgranare il mais o i legumi.

Cävdagna

Capezzana; strada in terra battuta ai lati di un campo, dove l’aratro incomincia o termina il solco.

Vüdäžón

Diritto di transito; diritto di passaggio; diritto di metter piede attraverso terre di proprietà altrui.

Stabi

Piccolo porcile; abitazione lurida. La voce è sempre unita a s- da gugnén (del maiale).

Stäbiära

Porcilaia per allevare maiali a scopo commerciale. Il verbo stäbièr, tenere le bestie nei campi la notte al fine di concimare il terreno, da noi non è usato perché la pastorizia era poco praticata. Si può anche dire gugninära.

Pìla

Concimaia. E’ detta anche mâsa perché ammassata, è infatti l’ammasso del letame della stalla. La pìla del rüd è un luogo appartato per il deposito di immondizie diverse; in città, quest’ultime vengono conferite alla pubblica discarica che un tempo era chiamata «él pìli» che si trovava a nord di Borgo presso il torrente Stirone.

Puss

Pozzo.

La legnaia

Sòcca

Ceppaia; grosso ceppo che rimane nella terra quando viene tagliato il tronco; ceppo che si usa per spaccarvi i pezzi di legna da ardere.

Älgnära o lignära

La legnaia.

Räšghén

L'uomo che andava a segare le piante di sua proprietà e ne faceva ciocchi.

Sòcch

Anche sucött ceppo da ardere, ciocco.