Proverbi e modi di dire

A Borgo si è fatto ben poco nel Novecento per radunare e trascrivere detti e proverbi, prevalgono le citazioni estemporanee, in prevalenza attinenti la meteorologia e il calendario agricolo.
Anche se nel nostro lavoro ci siamo affidati a criteri assai elastici abbiamo evitato di registrare i proverbi aventi un diretto ed evidente riscontro nella lingua nazionale. In altri casi abbiamo incontrato motti e proverbi di uso diffuso e radicato ma di incerta origine e non è stato sempre possibile distinguere tra ciò che è peculiare del borghigiano o pertinente ad un’area più vasta, emiliana o gallo italica che sia.

Essendo l’intento nostro finalizzato ad uno specifico tema il dato veramente interessante emerso è proprio la povertà di proverbi attinenti il lavoro ed i mestieri. I pochi casi raccolti ci parlano piuttosto di una quasi “antipatia lavorativa” o poco più.
D’altro lato abbiamo avuto modo di riscontrare che i dialetti di aree confinanti presentano la stessa povertà di proverbi o detti nell’area tematica della nostra ricerca.

Sa sbaglia ànca al prét a dir mössa!

Si sbaglia anche il prete nel dir messa.

Anche il miglior mestiere è soggetto ad errore.

Vón sùta e trì sûra, al pü cujón l’é cùl c’lavùra.

Uno sotto e tre sopra, il più “coglione” è quello che lavora.

Discrimine assoluto tra chi fa un mestiere e chi sa solo criticarlo.

Al calsulär al và via c’mâl scärpi rùti.

Il calzolaio porta le scarpe rotte.

Il lavoro impegna talmente tanto da trascurare la propria persona anche nei dettagli che sarebbero di facile soluzione.

L’aqua p’r i mür, e ‘l vén p’r i müradùr.

L’acqua va bene per i muri, il vino per i muratori

Ennesima preferenza dei lavoratori per il vino.

Làsa fär al Sgnùr, ch’l’é dal mastér.

Lascia fare a Dio, che è “del mestiere”.

Dell’importanza dell’esperienza nel fare un mestiere.

Scädävón èl so mästér.

Ad ognuno il suo mestiere.

Dell’importanza della capacità nel fare un mestiere.