Il progetto

Entrare nel dialetto e saperne cogliere le suggestioni, le sfide, le potenzialità.
Parliamo di gallerie, scavate nella lingua, in cui per procedere utilizziamo immagini attraverso le quali affiorano memorie, si ricostruisce il tessuto del territorio, si possono fare azzardi legati al presente e al futuro.

E’ quanto consente il dialetto e quanto permette una mostra virtuale che si inserisce nell’incremento dell’uso del digitale, impiegato nel tempo recente nei più disparati ambiti: dalla didattica ai convegni, dagli acquisti a quasi tutti i lavori svolti in modalità smart working.

Si tratta di una nuova progettualità che, scomponendo e ricomponendo in modo creativo, utilizza le tecnologie come risorsa e non come un vincolo imposto da un tragico contesto. Il curatore, in particolare, assumendo e utilizzando la struttura dell’ipertesto multimediale, ha effettuato selezioni e collegamenti che consentono sguardi laterali e complementari.

Dialetto e web: potrebbe sembrare un ossimoro, in realtà è un esempio di come possa essere rivisto il senso del fare cultura.
Viviamo un'epoca governata dal mercato e dal consumo che ci ha portati a considerare la cultura come un prodotto da vendere e distribuire. Ripensare la trasformazione è un invito a considerare la cultura e l’arte come dimensione intima dell’individuo e al tempo stesso come espressione di senso di una comunità.

La scommessa è l’integrazione tra fisico e virtuale e l’incremento di esperienze sensoriali attraverso le nuove tecnologie nei luoghi classici della fruizione culturale.

Assessore alla Cultura - Comune di Fidenza
Prof.ssa Maria Pia Bariggi

Il curatore Ambrogio Ponzi

In questo lavoro mi sono avvalso delle competenze linguistico-dialettali e del lavoro in precedenza sviluppato da cultori locali. La ricerca delle espressioni dialettali, lemmi, è basata sostanzialmente sul Dizionario Etimologico Borghigiano DEB di Claretta Ferrarini. Ho trascurato tuttavia gli aspetti etimologici, rimando per questo al DEB stesso per chi fosse interessato a questo percorso di ricerca.

Per le immagini ho ampiamente utilizzato l’archivio personale che ho integrato prelevando su autorizzazione immagini dal DEB stesso. Altro contributo è stato quello delle immagini pittoriche di Oreste Emanuelli fornite dalla Biblioteca Comunale (quadreria Emanuelli)
Sono stati anche consultati i testi pubblicati da Vittorio Chiapponi, dal Maestro Adriano Gainotti, da Nino Denti senza trascurare contributi più recenti.
Il criterio adottato è stato quello di considerare solo lemmi distintivi o peculiari del nostro dialetto attinenti al lavoro, agli attrezzi ed ai luoghi di lavoro. Non sono considerati lemmi che possono ritenersi solo espressione dialettale di un vocabolo italiano.
Questo lavoro non ha portato a un prodotto confezionato anche se può esser avvicinato e letto come un “amarcord” a livello emotivo. Ho pensato piuttosto di produrre un elaborato che fornisse incentivo ad altre ricerche di natura storica ed antropologica. Un tentativo quindi di avvicinamento alle ricchezze nascoste del nostro dialetto alla ricerca di una direzione piuttosto che di una meta.

Ma di cosa stiamo parlando? Stiamo parlando di linguaggio, nello specifico di linguaggio dialettale, ma di quale dialetto?

Come ogni linguaggio il dialetto è sempre in evoluzione condizionato dai cambiamenti sociali e, particolarmente, in questo ultimo secolo dal cambiamento del sistema produttivo e dalla maggior facilità degli scambi di merci, di idee, di tutto, compresi i correlati strumenti di scambio linguistico. Il dialetto come ogni linguaggio acquisisce nuovi termini ne perde altri, se non ha una letteratura il processo è difficilmente avvertibile e noi siamo in questo caso.

Quindi un dialetto è stabile se riferito ad un periodo breve che per quanto riguarda sempre il nostro lavoro, per dare una indicazione approssimativa di date, il periodo di riferimento si colloca tra il 1935 e il 1965.
Il processo di impoverimento del dialetto era probabilmente già in atto all’inizio del novecento, nella seconda metà del secolo ha poi avuto un andamento accelerato.

Il lavoro si muove su più percorsi anche se è strutturato in cinque sezioni principali a loro volta articolate in più sottosezioni:

1

Il torrente

L’acqua e il torrente ma anche i mulini e, in ambito urbano, con il lavatoio e il mondo delle lavandaie. Con il pescato il torrente entrava un tempo nel percorso alimentare, oggi certamente questo apporto è del tutto trascurabile, inesistente. Il torrente richiama ancor più il ciclo alimentare se consideriamo il suo contributo a fornire energia idraulica alle ruote dei mulini, una delle attività di primaria importanza nel territorio. L’utilizzo delle fonti urbane, le cosiddette fontanelle, hanno da noi trovato nel lavatoio pubblico uno spazio unico di folklore cittadino, un luogo del dialetto.

2

Il contado

La terra che porta al mondo del contadino, il cosiddetto “Contado”. Prende in considerazione il podere e le sue pertinenze mentre il lavoro contadino ci conduce al percorso delle stagioni, la stalla rappresenta la quinta virtuale stagione.

3

Le pietre

La pietra, il sasso, è l’elemento che si indentifica nella città con le costruzioni, i palazzi, le case, le strade ma anche, in antico, le mura. La pietra delle nostre antiche mura definiva il perimetro cittadino all’interno del quale via via, da fango, legno e paglia, si è passati ai mattoni in attesa del cemento. Legata al mattone, alle misure locali del mattone, si lega l’espressione identitaria “burgh’žàn del sâs”; il mattone di riferimento era incastonato sul lato destro del Palazzo Comunale. Questa sezione riguarda quindi le costruzioni in genere, i palazzi, le case, i selciati delle strade e la loro cura.

4

Le strade

“Lungo le strade”, intese come vie, contrade, borghi, vicoli, slarghi dove ferve la vita cittadina, comprende le botteghe artigianali o puramente commerciali che si affacciano sulla via così come le porte delle abitazioni. Talvolta collaudate attività artigianali diventavano comodi ed efficaci indicatori della toponomastica parlata. Questa sezione si muove quindi tra le botteghe, gli artigiani, i servizi.

5

La casa

Tra le quattro mura ci porta alla dimensione domestica della casa. Ultima sezione di tutto il viaggio, ma l’abbondanza dei lemmi dialettali descrive ormai un passato, un passato recente ma irreversibile.

Ho cercato di attutire l’impressione di un mero elenco di termini dialettali ponendo qua e là alcuni medaglioni o “parentesi storiche”.

Ambrogio Ponzi

Ringraziamenti

Il comune di Fidenza ringrazia:
Ambrogio Ponzi, per la sua attività di curatore.
Claretta Ferrarini, per la grande quantità di materiale bibliografico e fotografico messo a disposizione.
Mario Anselmi, Massimo Costigliola, Rita Massenza, Daniele Meletti, Pierugo Verduri e Vittorio Sozzi per le segnalazioni.