Il lavatoio

L’älsìa era il ranno che scendeva dalla söja, dopo aver posto la cenere sopra èl culón e avervi versato acqua bollente, la quale transitava lentamente, infiltrandosi tra la biancherìa pressata con arte. Questo lento scorrere, permetteva all’acqua liscivata dalla cenere, di pulire e candeggiare ogni capo di biancherìa. Il ranno, cominciava ad uscire dal foro, al quale si era tolto èl burón (tappo) in fondo alla söja, solo l’indomani e veniva scrupolosamente tenuto per altri usi. Quando tutto il liquido era uscito e raccolto, si continuava a versare acqua calda intla söja sino a quando non sortisse limpida, a segnalare che la biancheria era perfettamente risciacquata.

Quello dell’älsìa, era l’ultimo momento della lavatura, che era preceduto da un ammollo (in möja) in acqua saponata dentro èl näväsöl, seguito da una sommaria spazzolata šbrüs’ciäda ad ogni capo per togliere le macchie più resistenti. L’acqua di questo primo ammollo si chiamava šmöj e veniva usata poi, per lavare capi grossolani o capi scuri o colorati. In quest’acqua, riuscivano ben lavati anche i completi di biancheria invernale di lana, composti da lunghi mutandoni e maglia con maniche lunghe, indossati da uomini che lavoravano all’aperto. Si distingueva il bucato così: i biânch, i scür, i culurè, la lana fen’na, la lana urdinäria. L’älsìa, del bucato, dovrebbe chiamarsi älsìa morta, perché non era acqua bollita con cenere, ma passata, bollente, attraverso la cenere.

Claretta Ferrarini

Lavatoio

La Lavandaia

Pussón

Ampia pozza d’acqua. Era il lavatoio pubblico nei pressi della porta di S. Donnino, la Torre Medioevale che permetteva l’accesso da Ponente a Borgo S. Donnino. Un luogo di fatica per le donne, ma pieno di folclore e di candide lenzuola sciorinate al sole nel vasto campo adiacente.

Bügädera

Lavandaia.

Älsìa

Ranno, lisciva. Termine di quando si faceva il bucato a mano.

Bügädära

Lavanderìa.

Büghè o bügäda

Bucato.

Pâgn - I pagn

Biancheria ed indumenti in relazione al bucato; altrimenti solo indumenti.

La lavandaia: i riti

Aržintèr

Risciacquare.

Dästerdar

Stendere i panni dopo la lavatura e il risciacquo. A Borgo san Donnino il grande campo davanti al macello comunale mostrava spesso una caratteristica esposizione dei panni lavati.

Šmujèr

Dare una prima, sommaria lavatura ai panni che sono stati in ammollo.

Šmöj ranno

Resti di acqua saponata del bucato; era l’acqua in cui si faceva il primo lavaggio, per poi Passare la biancherìa intla söja. In questo ranno si lavavano poi, gli indumenti scuri e grossolani. L’acqua saponata e sporca e i ben assestati colpi di spazzola rendevano puliti indumenti che oggi, né lavatrici né detersivi pulirebbero mai.

Gli attrezzi

Söja - Sujöla - Sujâsa

Grossa bigoncia per il bucato, doglio. Era fatta a doghe, cerchiata di ferro, alta quanto una persona e poggiava sopra un supporto di mattoni. In essa veniva disposta e pressata con arte la biancheria precedentemente smujäda con una prima lavatura a mezzo di sapone.
Riempita che fosse, vi si poggiava èl culón uno spesso canovaccio sul quale veniva messa la cenere di legna scelta e, su questa, si versava acqua bollente la quale, filtrando pian-piano sino ai piani inferiori, sbiancava il bucato diventando, poi, ranno = älsìa.

Šmujaröla

Asse per il bucato, rigorosamente di legno (pioppo) ed a forma di L su cui, i panni, venivano insaponati, spazzolati e battuti. Sul lato più corto la lavandaia poggiava il ventre.

Näväsöl

Conca di spesso legno di pioppo per il bucato, più piccolo della nävasa. Propriamente. Navacciuolo o navazzolo. Aveva pareti divergenti a forma trapezoidale e due orecchie a maniglia chiusa, su cui si poggiava il pane di sapone. Era corredato da un asse con appoggia pancia detta šmujaröla.

Šgarbagna

Grosso cesto di vimini per il bucato da stendere e da raccogliere; anche grosso cesto per scolare i piatti lavati, o per mettervi il pane appena sfornato.

Söj

Mastello, doglio, bigoncio di contenuto pari a 1⁄2 brenta. Era munito di due fori chiamati urìcci posti in una doga più alta, per meglio trasportarlo.

Conca

Mastellino di legno da bucato, a forma tronco conica; vaso a bocca larga, destinato a diversi usi.

Culón

Ampia tela grezza nella quale si metteva la cenere per il bucato, su cui si versava l’acqua bollente che doveva passare, a filtro, sulla biancheria contenuta intla söja.

Pänera

Grande cesta per i panni del bucato, ed anche per il pane appena sfornato. Non era di salice, ma di strisce di legno intrecciate. Il bucato raccolto dopo l’asciugatura sull’apposito fîl da dästerdar.